CASA DEL PIACERE contiene Tette di Ragazze e Porno Epoca con Erotismo dei primi del Novecento, estremamente Sensuale e spesso Provinciale

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25.09.04

Baci e carezze

Un Bacio, una carezza, un morso e poi ancora un Bacio Saffico, un aroma particolare nel Baciare seguito da fremiti del corpo e accompagnato da mugolii e risate...

Fare l' Amore ultimamente è diventato sempre più complesso. O meglio: fare bene l' Amore non è cosa da tutti. Per raggiungere l'apice del piacere, infatti, sarebbe necessario "staccare" dal corpo la testa, la mente, ed evitare di parlare, di cercare un dialogo verbale, abbandonandosi invece a quello dei sensi, lasciando la parola ai Baci. Esercitarsi trammite la Masturbazione o Ditalini per le Ragazze Italiane. Troppo spesso infatti, durante il Sesso, si agisce in modo cerebrale, senza lasciarsi davvero andare all' Orgasmo . Perdere il controllo fa paura e risulta quindi più facile lasciare accesa una "spia", restare vigili anche nel momento dell' Erotismo. Non ascoltare più la testa ma solo il proprio corpo, la Figa, il fisico, non è affatto facile, ma non impossibile. Con un po' di pratica ed esercizio è possibile riuscire a fare Sesso Orale, Pompini o Sesso Anale, basta avere fiducia nelle propie Donne, Ragazze, Ragazzi o Uomini e soprattutto in se stessi e magari prendere qualche spunto, utilissimo, dalle tecniche orientali, come per esempio lo yoga per rassodare le Chiappe di Giovani Troie e Troiette per fare Sesso Anale, di grande aiuto per apprendere le dinamiche del complesso rapporto mente-corpo. Il Nudismo e' uno stile di vita in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità integrale al fine di promuovere il rispetto di ciascuno nei confronti di se stesso, degli altri Nudisti, Uomini Nudi, Donne Nude e dell'ambiente. Nude in Pubblico, Uomini Nudi, Donne Nude e Foto Nudisti è incredibile, ma nudi si può fare davvero tutto, parola di Super Elisa, come praticare sport anche molto difficoltosi oppure sciare sulla neve completamente nudi.

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Ne ho presi quaranta, ognuno segnato dietro la porta, sul calendario per rendermi conto. Con mia madre che crede, che siano i segni dei giorni che mancavano ad oggi. Ma io ne ho presi quaranta senza fatica, nel posto più intenso dove sentivo possesso, dove più stretta non potevo far finta, che un cuore che batte ne giustifichi il verso.
Ne ho presi quaranta, quanto una raffica fino all’ultimo fuoco, d’un cecchino perfetto che non ha sbagliato mai mira, tutti al bersaglio e mi leccavano il collo, tutti sorpresi che i miei fragili fianchi, tenessero testa ad ogni tipo di voglia, avessero un posto per alloggiarci il piacere.
Ne ho presi quaranta ma non ricordo le facce, si confondono i nomi, le dita e le mani, nelle poche parole che ordinavo di dirmi, di sentirlo più raro in mezzo a quaranta, il solo tra i tanti a scardinarmi la voglia. Come se mai ne avessi conosciuto degli altri, come se fosse il primo ogni volta, e m‘asciugasse la fronte, m’essiccasse la brama, che faceva condensa dalle parti del cuore.
Ne ho presi quaranta, tutti diversi, perché natura scivolasse di dentro, nell’infinito bisogno d’essere parte del mondo, come un cielo che è ventre, di voli d’uccelli di specie diverse, come un mare che nutre, grandezze di pesci affamati, come la mia gatta in calore che porta nel grembo, incroci di semi di razze straniere.
Ne ho presi quaranta senza che mi chiedessero altro, baci e carezze che non avrei sopportato. Non volevo che quello e quello ho avuto, uno ad uno come cani e sciacalli che aspettano muti per finirsi la preda. Uno ad uno a distanza di ore perché il ricordo dell’altro non fosse svanito, ancora colassi e bagnata m’offrivo.
Ne ho presi quaranta dentro un ciclo di luna, quaranta davvero e l’ultimo ieri, ed oggi tormento questi fiori d’arancio in trepida attesa vestita di bianco. Perché ora davvero di null’altro ho bisogno e mai tradirei quest’occhi che mi stanno davanti. Che ora m’annusano come se profumassi di viole, che ora mi guardano timida e candida, dentro gli occhi riflessi di luce, di quaranta tesori che gelosa conservo. Ne ho presi quaranta dai piedi ai capelli.

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Ha cominciato a masturbarmi, ma la foga di un desiderio costretto da due settimane ci ha messo una gran frenesia e gli ho chiesto di andare più veloce. La mia fichetta intanto si allargava e si mostrava sempre più, bagnatissima, e spalancata senza ritegno. Gli ho preso la mano e gli ho leccato le dita, poi mi sono girata e, quasi senza dargli il tempo di abbassare i pantaloni, ho cominciato a fargli un pompino. Anche questo frenetico. Su e giù, con la bocca incollata a quella cappella mai vista, con la mano su e giù facendogli insieme una sega mentre lui mi masturbava con furia. Rovesciarsi è stato un attimo. Ci siamo ritrovati in un sessantanove straordinario, tutti e due rantolanti con le nostre bocche avide a leccare i rispettivi sessi e a masturbarli con le mani. “Leccami la fica, fammi venire ancora! ma tu aspetta a venire perché voglio che mi sborri sulle tette” e così dicendo ebbi il mio terzo orgasmo. In un attimo mi ritrovai con le gambe oscenamente spalancate appoggiate sulle sue spalle con il cazzo di quello sconosciuto che puntava sulla matrice del mio sesso. Lo allargai con le mie dita e con l’altra mano gli impugnai il cazzo e lo ficcai dentro. Senza preservativo, senza sapere se mi sarebbe venuto dentro o meno, eccitata come una troia. Non abbiamo scopato moltissimo forse cinque minuti, l’eccitazione era al massimo, i sessi bruciavano, tra le nostre gambe colavano copiosi i liquidi della mia fica. Avevo ancora addosso gli autoreggenti e il reggiseno. D’un tratto tiro fuori il suo bel cazzo, si mise cavalcioni alla mia pancia, mi strappò il reggiseno, impugnò le tette facendomi quasi male, mi stuzzicò le areole con le dita per farle raggrinzire e trasformare i capezzoli in due punte sporgenti, scure e dure. Poi comincio a masturbarsi con furia e finalmente si liberò del suo sperma schizzandomelo sui seni, caldo e odoroso. Si accucciò e cominciò a leccarmelo dalle tette e a offrirmelo con dei baci, mentre io stessa lo raccoglievo con le mie dita e me lo portavo alla bocca.

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Gocce intermittenti continuavano a picchiettare con regolarità sul legno. Il tempo tra una goccia e l'altra doveva essere di circa cinque secondi. Quello che Fulvio avrebbe veramente voluto fare era distendersi laggiù vicino a lei, mettere la faccia sotto il tallone e farsi accarezzare da quello sgocciolio: lo avrebbe ricevuto sul naso, sulle guance, direttamente in bocca. Cercò nella sua mente un approccio valido con cui stabilire un contatto: un bel sorriso, uno sguardo intenso, una domanda idiota da turista. Ma non gli venne in mente niente di interessante. In più la ragazza sembrava del tutto disinteressata al mondo che la circondava. Aveva chiuso gli occhi e sembrava dormisse. Il seno saliva e scendeva lentamente, i capelli bagnati ricadevano sull'accappatoio in spesse ciocche. La gamba destra era appoggiata fino al ginocchio, poi scendeva e penzolava senza arrivare a toccare la panca inferiore. Dal ginocchio in giù le goccioline si raccoglievano in rigagnoli che percorrevano in direzione casuale il polpaccio e la caviglia fino a raccogliersi verso il tallone per poi cadere. Chissà che sapore aveva il liquido prodotto da un essere perfetto? Di certo niente a che vedere col sudore dei comuni mortali. Poi avrebbe cominciato a succhiare quell'angolo del piede assaporando tutto il nettare raccoltosi. E poi su, sempre più su, spazzolando tutti quei centimetri di pelle rosea, fino al centro dell'universo. Si riebbe dalle sue fantasie quando i tre di fianco a lui presero gli asciugamani e se ne andarono. Erano rimasti solo loro due: un ragazzo e una ragazza nudi nella stessa stanza. Si distese e cominciò ad osservare il soffitto. Non sarebbe stato naturale coccolarsi un po? Presto però sarebbe rimasto solo se non si fosse inventato qualcosa: la ragazza si era messa a sedere e aveva cominciato ad asciugarsi; ecco dove finiva tutto quel succo divino: assorbito da uno stupido accappatoio. Si alzò e istintivamente si alzò anche Fulvio. Buttò lì quello che gli venne in mente. Fece come se Fulvio fosse stato trasparente e privo di corde vocali: indossò l'accappatoio, se lo chiuse in vita, infilò gli zoccoli e si avviò. Fu quando arrivò davanti a Fulvio che senza rallentare gli rivolse il volto perfetto: Ciao! Fu quello che uscì dalle sue labbra, gli regalò ancora un bellissimo sorriso, si aprì la porta ed uscì. Fulvio restò inanimato per un bel po'. Il rumore dei passi di lei si perdeva nel corridoio. Quella stanza ora sembrava enorme. Si voltò ad osservare l'assenza di lei: legno, ovunque soltanto del legno. Si avvicinò. Il segno delle natiche stava scomparendo lentamente. Ci si sedette sopra. Il calore passato dal corpo di lei al legno ora passava nel corpo di lui. Un senso di benessere totale lo pervase.

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Mi leccava a basta. Fu un attimo e anch’io spalancai la bocca e comincia a leccarla alla stessa maniera. Lo feci ad occhi chiusi, mentre una mano era scesa a stimolare ancora il calore e gli umori della mia fica. E, mentre trasognavo ad occhi chiusi, godendomi quell’orgia di lingue di femmina, mi vennero in mente le sue gambe bellissime e i suoi piedi. Di scatto mi rovesciai dall’altra parte del letto con lo scopo di leccarle le caviglie e succhiarle le dita dei piedi, sapendo anche che in quella posizione meglio offrivo la mia passera alle sue attenzioni. Palpai la morbida pianta di quei piedi di donna e, mentre leccavo le piccole e meravigliose dita dalle unghie laccate, sentii la sua mano allargarmi le cosce per cercarmi la fica. Esausta per l’orario e da una quantità di sesso così concentrata in poco tempo, decisi di ricambiare il favore e vidi che aveva una fica bellissima, contornata dal colore scuro delle grandi labbra e da un eccitante odore di sesso. Le mani dell’uomo, a quel punto, si intromisero tra noi. A braccia allargate si divertiva a confondere le sue dita di maschio infilandole tra la bocca ed il sesso di ciascuna di noi. A un certo punto quell’originale gioco a tre giunse al parossismo. Noi due ansimavamo senza pietà pur con le bocche impegnate a far godere l’altra, finché finalmente l’orgasmo ci travolse. Mi lasciai andare, ma quella femmina straordinaria non si prese neppure un attimo di pausa. Si girò mostrandomi il culo, mettendosi in una posizione che mi consentisse di osservare sia la sua fica da dietro che il buco del culo e, accucciata così, cominciò a fare un pompino all’uomo. Con la mano sinistra gli sosteneva i testicoli, accarezzandoli appena, con la destra andava su e giù scappellando quel cazzo vigoroso, e con la bocca mostrava tutto il suo compiacimento nel succhiargli la cappella. Mi sentivo come drogata, ma ricominciai a toccarmi la micia. Anzi. Mi misi nella posizione più adatta affinché lui, mentre si godeva quel delizioso servizio, mi potesse vedere a gambe spalancate mentre mi masturbavo a quello spettacolo.

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Postato il 25.09.04 10:16