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11.09.04

Feticismo & Co.

Il Feticismo e i suoi risvolti nella vita di coppia: come evitare che la Trasgressione possa mandare a monte il rapporto

In sessuologia il Feticismo è l'utilizzo di oggetti inanimati, legati al corpo umano, come Reggiseni, Calze, Scarpe, Autoreggenti, Stivali, Reggicalze, Reggiseno, Piedi o altri accessori femminili che diventano ingredienti fondamentali per l'attività sessuale. Solitamente il feticcio è necessario per raggiungere lo stato di Eccitazione e, in sua assenza, si possono verificare delle disfunzioni nell' erezione (impotenza). Spesso il feticista si masturba tenendo in mano l'oggetto, strofinandosi contro, odorandolo o leccandolo e potrebbe chiedere al partner di indossare il feticcio durante i loro Giochi Erotici. Per parlare di Feticismo ci sono però altri criteri da considerare: si deve verificare da più di sei mesi, essere un pensiero ripetitivo, costante, che pervade l'intera vita dell'individuo, con estensione oltre la sfera sessuale, spesso in grado di produrre disagio personale (sensi di colpa, depressione e vergogna); soprattutto va sottolineata la caratteristica dell'indispensabilità, ovvero in assenza del feticcio il Sesso non riesce o fa fatica a funzionare. Occorre quindi differenziare il feticismo dall'uso non patologico di fantasie, comportamenti o oggetti sessuali come stimolo per l'eccitazione. Il provare ad avere un'eiaculazione su scarpe a punta può essere ad esempio vissuta come una fantasia erotica che rimane tale e viene utilizzata per raggiungere l'eccitazione nel corso dell'attività sessuale (solitamente le Fantasie costituiscono un giardino segreto di cui non si parla o per pudore o perché parlandone perderebbero la loro carica erotica). Può invece succedere che rappresenti un desiderio Trasgressivo da soddisfarsi passando all'azione: ed ecco quindi il rivolgersi ad Accompagnatrici, facile escamotage per rimuovere i freni inibitori del nostro super-io.

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Andava su e giù con quei bilancieri, non voleva dare l'idea di essere un novellino. Non passò molto tempo che si rese conto di essere madido di sudore. Sotto la tuta aveva solo la canottiera senza maniche, e di certo non l'avrebbe esibita per niente al mondo. Quelle chiazze nauseanti del resto erano la prova che aveva sudato abbastanza: si diresse verso lo spogliatoio cercando di mantenere le braccia il più possibile aderenti al corpo. Fece la doccia in compagnia dei ragazzi del vogatore. Si stava rivestendo quando notò che i due fusti invece di fare altrettanto si avvolsero gli asciugamani attorno alla vita e si diressero fuori dallo spogliatoio. Nella palestra doveva esserci una sauna. Fulvio non era mai andato in una sauna. Incuriosito si ritolse le mutande e si avvolse l'asciugamano alla vita. Arrivò davanti alla porta in fondo al corridoio titubante: il vetro era appannato dall'interno. Non sapeva se girare o no la maniglia quando sentì dei passi dietro di sé che gli diedero la spinta. Si trovò in una stanzetta molto più piccola di come si aspettasse, completamente rivestita in legno. La stanza si allungava sulla destra: due serie di panche disposte a gradini correvano lungo le due pareti al fondo mentre sulla terza c'era un fornello che riscaldava l'ambiente. I due ragazzi erano seduti di fronte completamente nudi, ma la cosa più interessante della faccenda era che accanto a loro c'era una tipa nella stessa condizione dei due in quanto a vestiti. I tre conversavano amabilmente come se fossero seduti in un qualsiasi pub della città. Fulvio in effetti aveva già sentito che nei paesi nordici la promiscuità nelle saune era un fatto acquisito, ciononostante la situazione restava alquanto insolita, lo assalì un certo imbarazzo. Fu sul punto di girare i tacchi e tornarsene nello spogliatoio, quando da dietro si sentì sfiorare da qualcuno che era entrato: era la vichinga della cyclette. Passò dietro a Fulvio per portarsi al fondo della stanza, si tolse l'accappatoio, l'appoggiò sulla panca più in alto, si sfilò gli zoccoli di sughero e si distese a faccia in su, allungando le braccia sopra la testa per stirarsi: era bellissima. Fulvio non riuscì a staccare lo sguardo finche lei non diede un occhiata verso di lui. Un'occhiata gelida e tagliente come il vento che spazzava le strade di Brownshweig la notte. Prese posto cercando di essere il più lontano possibile da lei. Il cuore gli batteva forte, quella visione lo aveva inebriato di passione in tutto il corpo; fece un lungo respiro per ritrovare il controllo. Aveva fatto un errore: gli estranei non si dovevano mai fissare, tanto più se nudi. Con la coda dell'occhio riusciva a vedere i piedi della ragazza che poggiavano sulla panca; dopo un po' accavallò le ginocchia mantenendo le gambe flesse. Si mise a dondolare il piede e con quel piede dondolavano anche le pupille di Fulvio. La temperatura era alta, in meno di un minuto Fulvio si ritrovò tutto bagnato. Era stupenda la capacità dei corpi di sudare. Anche la ragazza stava sudando. Lo si capiva dal luccichio della pelle, le sue gambe dovevano essere tutte piene di goccioline microscopiche. Erano tre perfetti esemplari della razza teutonica, bionde vichinghe dai corpi scolpiti e levigati da anni di palestra. Delle tre quella al centro era la migliore: si stagliava sulle altre di un bel po' nonostante fossero sulla cyclette, sicuramente era più alta di lui. Prese in mano i pesi e cominciò gli esercizi.

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E’ andata così. Siamo rimasti a mangiucchiare parecchio tempo parlando di tutto tranne che di sesso. Lui lo sapeva e io anche. E infatti mi stavo già cominciando a bagnare dalla voglia. D’improvviso mi sono alzata, ho sollevato le lenzuola, ho tolto la gonna e senza mutande ma con le autoreggenti addosso mi sono buttata sul letto e l’ho tirato a me. Gli ho preso la mano e gliel’ho appoggiata sulla fica, bagnatissima, l’interno delle cosce lucido. Ha cominciato a masturbarmi, ma la foga di un desiderio costretto da due settimane ci ha messo una gran frenesia e gli ho chiesto di andare più veloce. La mia fichetta intanto si allargava e si mostrava sempre più, bagnatissima, e spalancata senza ritegno. Gli ho preso la mano e gli ho leccato le dita, poi mi sono girata e, quasi senza dargli il tempo di abbassare i pantaloni, ho cominciato a fargli un pompino. Anche questo frenetico. Su e giù, con la bocca incollata a quella cappella mai vista, con la mano su e giù facendogli insieme una sega mentre lui mi masturbava con furia. Rovesciarsi è stato un attimo. Ci siamo ritrovati in un sessantanove straordinario, tutti e due rantolanti con le nostre bocche avide a leccare i rispettivi sessi e a masturbarli con le mani. “Leccami la fica, fammi venire ancora! ma tu aspetta a venire perché voglio che mi sborri sulle tette” e così dicendo ebbi il mio terzo orgasmo. In un attimo mi ritrovai con le gambe oscenamente spalancate appoggiate sulle sue spalle con il cazzo di quello sconosciuto che puntava sulla matrice del mio sesso. Lo allargai con le mie dita e con l’altra mano gli impugnai il cazzo e lo ficcai dentro. Senza preservativo, senza sapere se mi sarebbe venuto dentro o meno, eccitata come una troia. Non abbiamo scopato moltissimo forse cinque minuti, l’eccitazione era al massimo, i sessi bruciavano, tra le nostre gambe colavano copiosi i liquidi della mia fica. Avevo ancora addosso gli autoreggenti e il reggiseno.

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Cosa gli è preso a questo, che ho visto una sola volta e di cui non ricordo neppure che faccia abbia? Taccio. Rimugino. Ci penso. Ci ripenso, e comincio a eccitarmi. Gli rispondo con un altro SMS: “Dici sul serio?” e la risposta, immediata, è laconica e perentoria: “Sì”. Immediatamente sento la fica bagnarsi. Tiro giù pantaloni e mutandine e comincio a toccarmela con l’intenzione di non venire, ma di continuare a masturbarmi per tutta la conversazione via SMS. Che, al pari delle chat, oltre a lasciare spazio alla fantasia, non fa sentire neppure la voce. Andiamo così avanti per un po’, girando attorno all’argomento senza approfondire. Dopodiché mi chiama al telefono e nel rispondere mi sento tremare. Ma lui parla del più e del meno, fa finta di nulla, ma mi mette subito al corrente del fatto che è sposato con tre figli. Respingo l’offerta, ma senza convinzione e lui lo sente. Avverte la mia voglia e mi chiede soltanto in quale albergo ci dobbiamo incontrare. Dopo tre ore mi raggiunge a Torino inventando non so quale scusa con sua moglie. Non conosce la città, è la prima volta che ci viene, per cui fa un po’ di ritardo, tra l’altro giustificato da due ore di autostrada. Entra nella Hall, chiede il numero della stanza e viene su. Apro la porta senza imbarazzo, pur non conoscendoci quasi per nulla. E’ vestito con un completo elegante fingendo una cena di lavoro, e io non so perché, forse per il nervoso, la prima cosa che faccio è alzarmi la gonna e fargli vedere la fica. Vedo il suo imbarazzo.”Tutto in una volta, incontrarci, subito così, non ho mai tradito mia moglie...” vedo che è sincero. Ordiniamo una cena in camera, prosciutto crudo e insalata. La conversazione è amabile, mi tratta in maniera galante come un uomo d’altri tempi. Presto notiamo tutti e due, mettendoci a ridere, che, senza neanche accorgercene, ci siamo piaciuti. Fisicamente, intendo. Io sono piaciuta a lui, e lui a me. Sembra più vecchio degli anni che ha, ma poi scopro che è solo l’espressione seria del viso. Anzi, mi sorprendo addirittura quando lo vedo nudo: collo forte, torace robusto e un po’ peloso, bei muscoli sulla schiena e sulle braccia, neanche un filo di pancia, bellissime sia le gambe che il culo, e un cazzo da innamorarsi.

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Ho 26 anni. Ho un nome. Degli amici. E un sacco di corteggiatori che mi considerano bella. Anch’io lo credo. Non sono molto alta, ma il fisico c’è. Proporzionato, le gambe davvero belle, tornite le spalle, seni piccoli ma duri e con due capezzoli sempre sporgenti. La pancia è piatta, avrei voluto i fianchi un po’ più larghi ma il culo ne beneficia ugualmente: alto e sodo. In mezzo alle gambe potrei avere un bel cespuglio, ma preferisco depilarmi un triangolino bello stretto così che si possano vedere le pieghe della fica. Mi piace chiamarla così: la fica. La chiamavano così i romani rimandando al frutto del fico che, come noto, proprio per questa ragione è l’unico denominato al maschile. Mi piace chiamarla fica perché ha quel non so che di aggressivo e spudorato che tutti gli altri nomi (troppo volgari o puerili) con cui la chiamano non riescono ad evocare. Almeno per quel che mi riguarda. E ovviamente mi piace il sesso. Da quando l’ho scoperto non posso farne a meno neppure un giorno. Per questo, quando non ho nessun partner con cui farlo, mi masturbo. Mi piace godere in tutte le maniere, ma con il dito, non so perché, è l’esperienza che preferisco. Mi piace che sia lui a strofinarmi il clitoride, mi piace che sia una lei a strofinarmelo, mi piace che me lo lecchino, ma mi piace molto anche toccarmelo da sola. E sognare. Fantasie o esperienze passate. Come quella volta che, stufa del solito tran tran, inviai un SMS al mio consulente per dirgli che me ne sarei andata volentieri in vacanza su un’isola tropicale. E lui, sempre via SMS, da distaccato freddo e persino antipatico che era, mi rispose: “Vengo con te e magari così trombiamo”! Paralisi.

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Postato il 11.09.04 17:45

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