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20.03.05
La notte di ferragosto
Era la notte di ferragosto, da
tempo ormai sognavamo di poter fare lamore allaperto
di notte sotto le stelle, ma dato che non cera stata mai la
possibilità, vuoi per il tempo che per i posti, ci eravamo
sempre ritrovati a sospirarla con lidea di metterla in
pratica alla prima occasione.
Feticismo Autoscatto Porno Troiette Zoccole Esibizionismo
Decidemmo di cercare un posto
appartato, silenzioso e trovandoci in vacanza in montagna nn ci
risultò molto difficile, così vagando nel buio illuminato dalla
luna, scendemmo a piedi fino alle sponde del lago dove si
estendeva una piana immensa. Era il posto adatto, lo specchio dacqua
illuminato dalla luce della luna e sopra di noi un tappeto di
luminose stelle a farci da soffitto.
Stendemmo una coperta molto vecchia trovata in una soffitta della
sua vecchia casa che ci risultò essere molto utile per la cosa e
ci sdraiammo a terra rimanendo per qualche istante ad ammirare
quel quadro che la natura ci offriva, era splendido, temperatura
calda, nessuna luce al di fuori della luna, i grilli che
cantavano intorno a noi, nulla più
..
Lei per loccasione si era messa una minigonna leggera senza
calze, con un top molto leggero che lasciava intravedere il suo
seno, una seconda non abbondante ma soda al tatto, ed un paio di
scarpe estive aperte con tacco alto che lasciavano intravedere
tutto il piede, cosa che considero essere molto sensuale in una
donna.
Cominciò lei a prendere liniziativa, si posizionò su di
me a smorzacandela e cominciò a togliermi la maglietta aderente,
man mano che saliva verso il mio viso sentivo la sua lingua che
percorreva il mio petto soffermandosi sui capezzoli, sapeva che
erano molto sensibili e che mi davano fastidio, ma era lei a
condurre il gioco, sfilata la maglietta cominciò a baciarmi il
collo, le orecchie, i lobi, le guance fino a cercare la mia bocca
carnosa che a la faceva impazzire, mi diceva sempre che avevo una
bocca disegnata come ogni donna avrebbe voluto. Il suo movimento
sul mio bacino cominciò a farsi lento, si strofinava sui miei
pantaloni facendo molta pressione per sentire il mio cazzo che da
sotto ormai si faceva sentire, scese sulle mie gambe e si porto
allaltezza di lui, slaccio i pantaloni, abbassò la zip e
li calò lungo le gambe. Con sorpresa notò che ero senza boxer,
nudo pronto per essere accarezzato e cosa ancora più
entusiasmante era che avevo completamente rasato il pube, rimase
esterrefatta della cosa e dopo un attimo di indecisione si gettò
su di lui cominciando un bocchino fantastico. Succhiava con
avidità, in modo forte, sapeva che quando lo avevo duro in quel
modo mi piaceva sentire le pompate possenti anziché delicate,
succhiava con energia alternando movimenti lenti a quelli più
veloci accompagnando il movimento con la mano. Ogni tanto si
staccava da lui rimanendo con la lingua fuori, incollata sulla
punta per non perderne il contatto e mi fissava dritto in viso
per vedere il piacere che mi stava donando, il mio sguardo era
altrove, sperso tra le mille stelle del cielo, intento a godermi
quelle sensazioni piene che mi stava donando la sua calda bocca
il tutto ampliato dalla trasgressione di farlo allaperto.
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Il lontananza si sentiva il
mormorio della gente di un paesino vicino, ma la tranquillità
non era alterata, eravamo soli e dispersi nella notte. Mi portò
al limite del godimento e quando sentì le contrazioni farsi più
veloci si staccò lestamente lasciandomi con lorgasmo
strozzato in procinto di esplodere, non voleva finisse subito
tutto, erano solo le 22.00 e la notte era ancora lunga.
Si alzò in piedi e con le gambe a cavalcioni su di me ancora
steso a terra cominciò a spogliarsi, si tolse prima il top
mostrandomi quel seno che già troppe volte era stato al centro
delle mie attenzioni, si tolse le scarpe, la mini ed infine si
tolse il suo perizoma sottile mettendo a nudo la sua fichetta
pelosa nera che dal basso si mostrava in tutta la sua bellezza,
mi disse che ora era il suo turno, si stese vicino a me e si
posizionò a gambe larghe, non servì che mi dicesse qualcosa,
capii che voleva essere succhiata e leccata proprio come aveva
fatto lei con me, mi accovacciai tra le sue cosce, accostai il
viso alla sua pelosa e ne saggiai il sapore intingendo un dito
dentro la sua fessura già fradicia di umori e poi portandomelo
alla bocca in modo osceno, era buonissimo dolce e acre allo
stesso tempo, e con la faccia ormai deformata dalleccitazione
mi tuffai a leccare in modo molto lento, pennellavo in tutta la
sua lunghezza il solco fino ad arrivare al clitoride facendolo
scattare sotto la lingua per la pressione esercitata, riscendevo
seguendo lo stesso percorso fino al limite più estremo che
potevo raggiungere da quella posizione, per poi risalire di
nuovo, mi soffermai più volte tra le sue labbra, le allargavo e
cercavo di infilarci dentro la lingua il più profondo possibile
dando un movimento come a volerla scopare, risalii fino al clito
e lo cominciai a leccare prima piano in modo molto ma molto
lento, lei cercava qualcosa di più, era straziante, sapevo cosa
voleva ed in che modo, infilai un dito dentro ad uncino poi due,
in modo tale da poter arrivare a toccare il suo punto G, infilai
un terzo dito dentro e cominciai a leccare il suo clitoride
leggermente più veloce mentre le dita scarnivano le pareti della
sua fica. Si contorceva sotto di me, era in acstasi, chiedeva di
più ma anche per lei era troppo presto per poterla far venire,
cominciai ad aumentare la velocità della mano con un movimento
preciso e mirato, le facevo uscire quasi completamente per poi
rientrare arcuandole fino a fare una forte pressione verso lalto
per fargli sentire al meglio il suo punto più sensibile; poi i
miei movimenti cominciarono a farsi veloci, la lingua andava come
un treno, la mano anche, un movimento non sincrono ma che la
stava portando allorgasmo, mi disse che era quasi giunta al
limite e io a quel punto ritrassi la mano e mi staccai da lei
lasciandola con la voglia prepotente di venire e lamarezza
per non aver liberato il suo sfogo.
Era pronta, stavamo coronando un nostro piccolo sogno, mi misi
sopra di lei nella posizione del missionario avanzato e lo
infilai in un solo colpo dentro, cominciai un movimento lento a
far uscire del tutto il cazzo fino la cappella per poi
riaffondare fino alle palle, sempre in modo molto lento, il suo
sguardo era sempre rivolto verso quei puntini luminosi nel cielo,
andammo avanti per diversi minuti con quella posizione ed a
quella velocità, la sua fica era diventata un lago, era fradicia
in modo inverosimile mentre il mio cazzo era durissimo, la
posizione mi permetteva di darle forti e possenti penetrazioni
fino a far toccare la cappella sul suo punto caldo, aumentai il
ritmo, ormai eravamo saturi quindi cominciammo un andamento
veloce e costante, ansimava, sapeva di essere allaperto ma
non voleva limitarsi nel dare sfogo a quel piacere che usciva
dalla sua bocca.
Stavamo viaggiando sul treno del delirio sessuale, era stupendo,
eravamo quasi giunti al limite quando lei mi disse che stava per
venire, di fermarmi, aveva in mente ben altro per il nostro
orgasmo. Ormai la conoscevo bene e già immaginavo cosa avesse in
mente. Mi fece togliere dalla mia posizione e si alzò, mi disse
di mettermi steso a terra, si posizionò sopra di me e scese
lentamente fissandomi negli occhi, si piegò sulle ginocchia, la
vidi passarsi una mano dietro, cominciò a bagnarsi le dita con
il dolce succo per poi passarlo sul culetto, sapeva che ne ero
malato, che mi faceva impazzire più di ogni altra cosa, quando
fu pronta si insalivò le dita, bagnò il mio cazzo fino alla
radice e lo punto tra le sue chiappe. Era stretto ma non troppo,
ormai anche lui era voglioso di essere preso, passò nella
posizione accovacciata come per fare pipì e lo fece scivolare
tutto dentro in un sol colpo, fino ad arrivare a toccare il mio
pube con le sue chiappe. Rimase così un istante, aveva lo
sguardo fiero, sapeva di donarmi un piacere immenso, allargò le
gambe prese la mia mano e se la portò sopra la sua fichetta,
cominciai un movimento rotatorio con il pollice sul suo
clitoride, il tempo di scaldarsi di nuovo e cominciò un
movimento a smorzacandela con il culo in posizione eretta, lo
sentivo stretto, caldo, sentivo ogni singolo anello del suo ano,
era bellissimo, mi pompava a più non posso, ero al limite ma
volevo aspettarla, volevo venire con lei, mi concentrai per nn
venire subito, aumentai il ritmo della velocità del pollice
della mano destra e quando mi fece cenno che stava per venire mi
lasciai andare, venimmo urlando insieme, fu lunghissimo, erano
tre orgasmi accumulati insieme che si liberavano nel suo
accogliente culo, sembrava interminabile. Lorgasmo finì e
lei si tolse, si stese vicino a me, rimanemmo abbracciati a
contemplare le stelle e le loro costellazioni
eravamo
felici di aver realizzato un desiderio.
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Dopo unora che aspetto mi convinco che questo pomeriggio, che lentamente si scurisce, non mi concederà nemmeno quel minimo che a fatica accetto. Vorrei chiamarlo al telefono, ma mè proibito. Potrei andarmene, ma questo signore di fronte continua a guardarmi. Lui sì, che ha tempo e mi dedica tutta lattenzione che altri a malapena mi offrono o come in questo momento mi negano senza avvertirmi. Lui si che ha pazienza da vendere, attento ad ogni impercettibile movimento delle mie gambe, ad ogni chiaro scuro della trama delle mie calze. Porta i capelli lunghi e biondi sopra una faccia bianca dove in trasparenza si può vedere il sangue scorrere e ribollire per una donna che sta aspettando un altro uomo, un altro sesso sicuramente meno passionale e potente del suo. Divarico appena le gambe per dare più profondità al suo sguardo, per allungare di qualche centimetro il suo percorso soddisfacendolo con leffimero colore delle mie mutande. Saranno banalmente bianche, di cotone, senza neanche uno straccio di merletto che abbellisca questo sesso che, senza vanità, da anni porto tra le cosce. Del resto, per il mio uomo in affitto, sono soltanto una Ma mi sono sempre andata a cercare situazioni che non avevano né capo e né coda e che lasciavano strascichi melmosi e temporali che allagavano il cuore ed arrugginivano la mente. Mi sono sempre innamorata di parole e mai di discorsi, di vagoni e mai di treni, di gente senza causa ed effetto che si materializzava dal nulla e proprio nulla di rimpianto lasciava quando sbatteva la porta. Ora, in questo stanzone di sala daspetto guardo la mia faccia nello specchio perché sia identica a quella che vedo. Oltre i lastroni di marmo che ricordano lillusione del primo fascismo, i treni schizzano veloci e non hanno intenzione di fermarsi risparmiandomi fatica e buon senso di decidere per dove partire. Un uomo passa oltre e si siede di fronte, stringe nella mano sinistra una rosa gialla che odora e gradisce come sesso di donna appena lavato. Mi fissa dritto tra le gambe. Il suo vestito non ha tempo, non ha moda; le sue scarpe non hanno lacci da legare, né suole per camminare. Chissà quale fantasia lha portato sin qui, chissà quale illusione lha ridotto a pensare che tra poco di un niente accetterò senza esitazione la sua corte sfacciata ingannando lattesa apparente del prossimo treno.
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E come al solito arriverà trafelato, maledettamente in ritardo, con le ore nella testa che corrono più veloci di sessanta minuti, con la pesantezza nelle mutande che nessunaltra, a suo dire, potrebbe alleggerire. Ma sono anche la sola ad accettare questa fretta maledetta che più del sesso mingrossa i respiri, e questa corsa frenetica dove lamore è un caffè allautogrill o peggio una leggera frenata prima di un sorpasso. Il nostro paradiso è qui vicino a due passi dalla stazione con un letto ed un lavandino al terzo piano di un albergo senza stelle e senza ascensore. E mi prende in piedi, allistante, col suo sesso voglioso che spunta rigido tra i denti della lampo e la mia gonna arrotolata fino fianchi. E mi prende immediatamente con il telefonino sempre acceso che interrompe e cadenza i suoi movimenti e le ore successive di moglie e lavoro. E rapido come un treno che scompare in una galleria consuma dentro di me la sua passione fino a che liquida sgocciola sulla moquette marrone. Non ho mai sentito il suo calore bagnarmi, non lho mai sentito godere tra le mie ossa, perché le sua più piccola paura è sempre più forte del massimo del piacere, perché qualsiasi preservativo può sempre nascondere una minaccia alla sua vita di padre, marito e professionista famoso. Ma io lo amo, amo le sue paure e i continui viaggi insieme che solo nella sua fantasia prendono un treno, un aereo e parlano una lingua che non conosco. Desidero il suo sesso perché nessun altro mha mai penetrata fino al cuore, oltre il piacere che rimane in disparte e fa capolino nei miei sogni peccaminosi quando al mattino mi sveglio da sola. Lo amo e mi convinco di essere stata fortunata ad incontrarlo, ed ora ad aspettare minuti che nessun altro uomo al mondo potrebbe gonfiarmeli di smania e impazienza. Mi guardo intorno, ma ancora non sento lodore, non vedo il suo borsone nero pieno di scuse, accappatoio e indumenti da tennis.
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Postato il 20.03.05 17:18