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13.05.05
Il tempo che resta
Sopra questo viale di Roma che curvo sarrampica tra i pini di mare completamente spogli di Villa Borghese e si ritorce e sallunga tra queste fontane che sgorgano brividi di solitudine e freddo. Oramai non cè più tempo!
Tra le pieghe del tuo foulard
rosa antico, tra le nostre mani clandestine che si stringono
rosse dentro la tasca complice del mio impermeabile. Piove su
Roma, una pioggia secca di foglie che non bagna i nostri cuori
arsi da tante lecite menzogne, che ora ci appaiono chiare e ci
fanno ridicole. E camminiamo fuori posto senza più appiglio,
senza che un pizzico dinsana follia ci venga in soccorso a
darci ragione, a darci coraggio per colmare questo vuoto di
assenza e silenzio, e alleviare questo peso che ci dà nausea e
forze di stomaco. Fossi almeno capace di vomitare! Ma non ci sono
riuscita per tutta la vita! Neanche con un dito ficcato contro le
tonsille o un intero limone spremuto dentro un caffè. Ora
basterebbe molto di meno, solo parole legate da un senso che
arrivino dritte dentro quella parte sana di cuore ancora non
marcia.
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Non parli! Ed io non ti rispondo, anche se so benissimo che
dovrei spiegarmi, parlarti, raccontarti di come ho passato questi
ultimi giorni, di come, in mezzo a questo temporale che minaccia
e non piove, ho trovato la superbia per farti sentire di colpo unestranea,
per farmi sentire decisa come mai sono stata. Non parli! Ed io
non rispondo perché tutto oramai suonerebbe come distacco
accompagnato dal rumore di questo vento, di queste foglie morte
che invano cercano di danzare, non toccare terra ed essere ancora
vive. Mi stringi la mano fino ad intorpidirmi le dita, fino a
premermi con forza la gamba per ribadire che conti, nonostante da
unora muta moffendi e senza parole inveisci quanto
una voce che strilla. Sapessi quanta pena mi sento! Quanto quei
tuoi occhi bagnati da cane minfittiscano il sangue e il
respiro che ingoio insieme a boccate di risentimento e dolore.
Sapessi come vorrei vederti nella mia stanza, dentro il mio letto
illuminato da un fascio di pulviscoli sospesi sulla tua faccia
struccata, o sopra quel capezzolo ribelle che mi provoca e minvita.
Ora misera tento ancora di farti sentire protetta, e mazzardo
a sfiorarti i capelli che chiederebbero conforto a chiunque
passasse vicino questo steccato, ma non certo a questa mano che
si ritrae e mappare ipocrita e distante da qualsiasi
benevola intenzione.
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Ti fermi e ti siedi senza
darmene conto. Mai prima dora sarebbe potuto accadere, mai
prima dora mavresti lasciato di scatto la mano
facendomi stringere soltanto un gelido vuoto. Ti sposti nervosa
la frangia dagli occhi e mi guardi diffidente come se portassi un
trucco diverso o un maglione che tu non mhai mai regalato.
Ti vedo piccola, più giovane di quanto tu sia veramente, più
minuscola di una bambina in cerca di madre, di un viso in cerca
di carezze e di baci che, solo ora mi rendo conto, non potrò più
offrirti. Mi siedo vicino e cerco parole, sto cercando ancora
parole da quando ti ho vista, da quando la tua mano ha stretto la
mia convinta ed illusa che ancora nulla avevo deciso, incerta e
delusa che nulla avrei più detto. Ed ora accompagno a piccoli
passi il tuo dolore come vedova nellultimo viaggio insieme.
Lo vedo! I tuoi occhi non hanno più luce, ora sono solo in cerca
di un altro padrone che asciughi almeno quel pianto che ora mi
strugge.
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Ma niente poteva essere diverso, nientaltro sarebbe potuto
accadere per evitare questamarezza che cimprigiona e
cincatena in questi ultimi, brevi istanti dove ci sentiamo
ancora per poco indispensabili allaltra. Ancora per il
tempo che corre mi guardi come se fossi vuota, paesaggio senza
alberi e case, dove allorizzonte si perde uno sguardo, una
storia come questa che stiamo ancora vivendo. Ma torni vicina e
mi stringi i lembi del cappotto, come se fosse il mio corpo, come
se ora nientaltro ti sia consentito. Trattieni il respiro e
ti gonfi la faccia, stai lì lì per parlare, lo sento. Come
vorrei che tu mi dicessi qualcosa, qualsiasi cosa che non sappia
di rimprovero! Ma non mi merito poi tanto! Dimmi, ti prego, dimmi
che sono stata una stronza, che almeno potevo dirti cosa frullava
nel mia testa malata, che in questi giorni distanti e lontane non
avevo nulla da fare. Dimmi, ti prego dimmi, che mi sono
comportata come una semplice madre che per un bene più grande
provoca amarezza e dolore istantaneo. Dimmi ti prego dimmi che
comunque la si voglia vedere non ti ho considerata allaltezza
dei miei pensieri! Dimmi, ti prego, dimmi
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Ma solo mi fissi e mi guardi e
mi vieni vicina, più vicina per farmi toccare il tuo dolore,
perché i nostri mali si confortino insieme, rivendicando a
vicenda la propria sofferenza che incurva sopra questo steccato.
E mi vieni vicina e mi accarezzi la stoffa finché dentro un
bottone slacciato trovi calore ed alcova per il tuo viso, la tua
bocca. Che ne sarà di domani se ora mi trovi senza difese? Che
ne sarà dei miei propositi di ieri se le tue labbra continuano a
cercarmi e si stringono a morsa sul mio seno oramai completamente
immerso nel paesaggio autunnale. Unombra grigia che passa,
rallenta e non crede ai suoi occhi, si ferma e ci guarda, ma sa
che non è passione, non può essere amore se disperate ci
cerchiamo, se ti fai così piccola e ti contengo in una mano.
Succhi avida il mio seno, ma non posso più nutrirti, non dovrò
più riempirti le giornate che da ora, tra qualche minuto, da
quando staccherai la tua bocca sarà come non ci fossimo mai
viste.
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Ma succhialo e fammi del male! Come un uomo senza rendersi conto,
come se fosse la prima volta o lennesima dove non ci si
accorge di quanto ridicoli possano essere i nostri istinti.
Succhialo fino ad essiccarti la bocca, fino a che la lingua
stanca non si ritragga tra i denti. Succhialo sapendo che è lultimo
che succhi, che tra poco nessun seno riempirà più la tua bocca
e non dovrai più consumare la lingua per far venire chi ami.
Succhialo e dammi piacere che ora non sento! Perché le tue
labbra ne rimangano impresse, perché questa saliva che
abbondante cola e mi bagna non sasciughi al primo alito di
vento. Fa che i miei seni rimangano umidi come lenzuola stese dinverno,
come nebbia che fitta sinfiltra tra le mie ossa infiammate
dagli anni. Anche se solo ora mi rendo conto che gli anni che
porto non hanno mai fatto differenza!
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Ma tutto ciò ora suona
maledettamente sfilacciato, non colpisce e non fa effetto come
questo ti amo che rimane compresso e deforme dentro le mie
labbra, come questo tuo nonostante ti voglio che sinfiacchisce
prima di diventare una flebile voce. Improvvisamente talzi
e mi lasci in balia dei miei sguardi, del rossore di questo seno
allungato che senza il tuo sostegno, la tua passione, cala e saggrinzisce
convinto che nessunaltra bocca, di uomo, di donna possa un
giorno fargli provare quello che volutamente ha reciso. Non cè
più tempo! Lo sento nel rumore dei tuoi passi che mi camminano,
ora indietro perché vittima, ora davanti perché risoluta, e
finalmente fianco a fianco lungo le ultime panchine di questo
viale che ci vedono di nuovo mano per mano. Mi stringi la mano
fino ad intorpidirmi le dita, fino a premermi con forza la gamba
per ribadire che conti, nonostante da unora muta moffendi
e senza parole inveisci quanto una voce che strilla.
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Cammino lungo questo sfondo di stelle e mi lascio guardare, tra
gli spacchi più chiari della gonna che sapre, tra quelli
più scuri che stringo ed allargo. Sapessi quanta pena mi sento!
Quanto quei tuoi occhi bagnati da cane minfittiscano il
sangue e il respiro che ingoio insieme a boccate di risentimento
e dolore. Usciamo fuori dalla villa e Roma ritorna normale, uno
spicchio tiepido di sole riflette sulle vetrine di sconti, sugli
impiegati che pranzano in piedi, sui poliziotti che fanno la
scorta. Ci fermiamo al rosso del primo semaforo e la tua mano mi
sfugge, questa volta per sempre. Come vorrei che tu mi dicessi
qualcosa, qualsiasi cosa che non sappia di rimprovero! Ma non mi
merito poi tanto! Dallaltro lato della strada un uomo
ignaro taspetta. Ora corri, ora ridi, ora lo baci in punta
di piedi. Ti seguo con gli occhi, non ti volti e sei quasi
felice, luomo ti prende la mano ancora tiepida e ti
trascina via... lontano da te.
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Postato il 13.05.05 09:56