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01.08.05
La Regina
Il tragitto sembra non avere mai fine. Mi disturba la gente che annoiata si lascia cullare dal dondolio pigro e ritmico dellautobus cittadino. Il traffico costringe ad avanzare lentamente; osservo la gente silenziosa, assorta nei propri pensieri o persa in chissà quali fantasie.
Forse nessuna: cè così
tanta gente priva di qualsiasi pensiero, di aspettative, di
desideri. Tanti hanno già sotterrato i sogni, molti li hanno
scordati, troppi, forse, si sono rassegnati a non raggiungerli
mai. Non sono mai stata così, mi sento diversa anche in questo.
Nonostante la giovane età non ho mai permesso agli eventi di
avere influenza sulla mia vita, anzi ho sempre cercato di essere
io unica protagonista del mio stesso ruolo, anche se spesso è
tremendamente difficile. Apparentemente tranquilla aspetto di
giungere a destinazione, mentre mi accorgo di stringere
involontariamente la maniglia dellautobus cui sono
aggrappata per non cadere. In realtà sono terribilmente agitata.
Oggi è il mio primo giorno di lavoro. Anche qui ho dovuto
combattere in famiglia per ottenere il permesso di lavorare,
continuando gli studi universitari iniziati solo da qualche mese.
Ho solo 19 anni, ma non voglio essere di peso a nessuno!
Era qualche tempo che cercavo un lavoro, ma le pretese erano
sempre al di fuori delle mie possibilità: esperienza, troppo
lontano da casa, oppure ancora lavoro a tempo pieno o, secondo i
miei genitori, un ambiente non consono alla mia persona! Già
perché io sono una ragazzina timida, riservata, silenziosa,
strana
.Ecco, in famiglia mi definiscono così. Strana è il
loro modo di definire tutto ciò che non comprendono, tutto ciò
che è diverso dal loro modo di essere. E strano chi pensa,
chi si sofferma sul perché delle cose, chi non ride davanti alla
stupidaggini che ci propinano quotidianamente i mass media, ma
preferisce leggere o ascoltare musica. E strano chi è
diverso dalla massa, chi piange per la morte di uno scrittore e
non esulta per la vittoria della nazionale italiana ai campionati
di calcio. E strano persino chi desidera lavorare e
studiare anziché pretendere di essere mantenuto. Sarà, ma per
me sono strani loro. Comunque ho trovato il lavoro che soddisfa
tutte le loro esigenze: una piccola agenzia di assicurazioni, in
centro città. Cercano unimpiegata, primo impiego per un
part-time pomeridiano. La responsabile è affiancata da una
signora che oberata di lavoro vorrebbe istruire una ragazza
giovane e volenterosa di imparare. Perfetto!
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Il colloquio è stato veloce:
non avevo alcuna esperienza da vantare. Ho raccontato solo dei
miei studi e dei miei desideri futuri. Ho parlato di me e sono
piaciuta. Oggi si comincia. Arrivo in ufficio in perfetto orario.
La signora mi accoglie con calore, mi bacia sulle guance e mi
abbraccia con slancio. Senzaltro comprende i miei timori e
la mia agitazione. Mi fa accomodare alla mia scrivania, mi offre
un caffè e mi osserva. Cerco di assumere un atteggiamento
disteso, rilassato, mentre i suoi occhi non fanno che fissarmi.
Il suo sorriso è solare e materno, almeno così sembra. Seguo il
suo discorso mente mi illustra il lavoro, gli archivi. La seguo
mentre mi mostra le diverse stanze dellufficio. Siamo sole
oggi, mi dice: la responsabile è allestero, tornerà fra
qualche giorno. Non so perché ma questa notizia non mi rassicura
affatto.
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Continuiamo nel giro panoramico dei locali, fino a trovarci nel
suo ufficio. Me lo mostra orgogliosa e comincia a parlarmi di
lei, dandomi così la possibilità di studiarla. E senzaltro
una bella signora, vicina ai cinquantanni, elegante e
raffinata. Alta ed imponente mi fa sentire ancora più piccola di
quanto non sia naturalmente. Sorride ad ogni mia affermazione,
mentre io mi sorprendo a bere ogni sua parola. Mi piace come
parla, come si muove, come gesticola. Annuso il profumo di cui
riempie laria. Mi sento così poco elegante, così fuori
posto, mentre la vedo assoluta padrona del gioco. Non ho osato
sedermi sulle poltroncine disposte davanti alla sua scrivania e
nemmeno me lo ha offerto. Così mi trovo in piedi, davanti a lei
che, invece perfettamente a suo agio, si è seduta al suo posto
di comando. Comincio ad intuire la volontarietà nel farmi
sentire a disagio, ma non ne comprendo il motivo. Mi racconta che
è single, che ha dedicato la propria vita al lavoro e poi mi
chiede di me. Non so cosa rispondere. Davanti a lei non mi sento
più tanto sicura di me stessa. Cosa dirle? Che vorrei avere un
ragazzo? Rischierei di sembrare una di quelle ragazzine
sdolcinate in cerca di un uomo. Allora potrei raccontare di
essere sola e di stare benissimo così, ma mi crederebbe mai?
Oddio, cosa dico adesso? Così balbetto qualche notizia, sciocca
ed insignificante su di me, riuscendo così a darle limpressione
del mio profondo disagio. Mi invita ad avvicinarmi, perché
invece non a sedermi?
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Cammino lentamente verso la
poltrona in pelle nera sulla quale è seduta, fino a giungerle
vicinissima. Posso vedere il colore dei suoi occhi: un
meraviglioso punto di grigio che scintilla perfino nella penombra
del suo ufficio. So di aver commesso un errore. Perché sei
agitata? mi chiede, ma continua senza attendere alcuna risposta.
Di cosa hai paura? Hai forse visto come ti guardo, dove ti
guardo? Hai notato quanto mi piaci? Coshai visto in me? Hai
colto il mio desiderio? Le sue parole mi colpiscono come lame,
lasciando dentro me un profondo smarrimento: ti guardo, mi piaci,
ti desiderio, cosa intende? Mentre ancora rifletto sul
significato delle sue affermazioni, mentre nella testa mi
rimbalzano le sue parole che lentamente cominciano a prendere
forma, una forma nuova, inspiegabile, eccitante e maliziosa,
mentre mi perdo in questi pensieri sento la sua mano calda salire
lungo la camicia fino a soffermarsi delicatamente sul mio seno.
Sono paralizzata, chino appena la testa in direzione del suo viso.
Osservo la sua bocca pronunciare una dolcissima domanda: lo
vuoi?, guardo la sua mano che dolcemente preme sul seno, gusto i
brividi che mi pervadono con dolcezza. Nel silenzio attende la
mia risposta. Ha ribaltato la situazione: lascia decidere a me.
Ora sono io a condurre il gioco. La vedo piccola davanti a me, in
desiderosa attesa di una risposta affermativa. Poggio una mano
sulla sua, senza parlare. Non ce nè bisogno. Mi chino
leggermente verso di lei offrendole le mie giovani labbra, rosa,
morbide e calde. La sento premere le sue contro la mia bocca, la
sento succhiarmi le labbra, una per volta. La sua lingua scivola
in un attimo nella mia bocca donandomi una dolcezza inaspettata.
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Mi spinge a sé, mi attira in una morsa dalla quale non voglio
liberarmi. Le prendo il viso tra le mani, costringendola a
staccarsi da me, ad osservare il mio viso mentre leggo nel suo
sguardo un desiderio insaziabile. Cosa vuoi, le chiedo? Dimmi
cosa vuoi? Dalla bocca rossa, con il rossetto ormai rovinato si
affaccia la lingua morbida che poco fa ho baciato. Ora il mio
desiderio diventa incontrollabile: lo sguardo si posa su di lei,
su quella bocca, sui suoi bellissimi denti. Il respiro caldo e
profumato sembra riempire laria senza concedermi tregua.
Succhio ancora la sua bocca, bevo il suo sapore, il suo desiderio
mentre la sento gridare che vuole me, solo me. Così la lascio
fare. Mi sdraio sulla scrivania lasciandomi spogliare velocemente.
Mi spoglia completamente, mi vuole nuda. Rabbrividisco di
piacere, di freddo, di desiderio. Poggia le mani sulle mie gambe
divaricandole il più possibile. Seguo i suoi movimenti tenendo
gli occhi chiusi. So che adesso poserà la sua lingua morbida tra
le mie cosce, ora lo farà, lo desidero da morire, adesso, ora.
Sollevo istintivamente il bacino per invitarla, ma al contrario
la sento spingere le mie braccia dietro la schiena, tentando di
immobilizzarmi. Apro gli occhi un solo istante per vederla legare
i miei polsi con una cintura di stoffa. Così immobilizzata sono
sua preda, un suo oggetto su cui affondare ogni voglia, ogni
desiderio.
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Le gambe oscenamente aperte
rivelano tutto il mio desiderio di essere sua: il clitoride
svetta tra il morbido tappeto scuro, che con dolcezza sento
aprirsi davanti a lei. La lingua morbida si posa finalmente sulla
dolce protuberanza sensibile, fino a farmi sobbalzare ad ogni
tocco delicato. Un calore improvviso si impossessa di me, mentre
un lento fiume di passione sgorga tra le mie gambe. Così in
ginocchio sulla scrivania, la osservo posare il viso tra le mie
cosce, affondando dentro di me: la lingua spinge fino ad
insinuarsi tra le pieghe più nascoste e più segrete del mio
desiderio, le dita seguono lo stesso percorso, come a cercare di
scovare la fonte della mia pazzia. Prendimi, ti prego. Voleva
questo. Voleva vincere la sua battaglia. Voleva sentirmi
implorare di essere sua. Le grandi labbra perfettamente depilate
e gonfie di desiderio sono un nettare per la mia fame di piacere,
mentre la lingua spinge dentro di lei, gustando e godendo del suo
steso piacere. Mi immagino i nostri due corpi avvinghiati in un
abbraccio folle e di irresistibile passione, con le mie braccia
bloccate dietro la schiena e le sue mani intente a donarmi un
piacere irrefrenabile: dolcemente divarica lingresso verso
loblio, dal quale sembra defluire un fiume in piena. Le sue
dita, lunghe ed affusolate risalgono la corrente, riempiendo ogni
possibile spazio del mio desiderio.
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Grido, gemo, respirando tra le sue gambe, impazzisco nel sentire
il suo profumo riempire la mia mente, il suo gusto dolcissimo
sciogliersi in bocca, mentre le sue mani spingono dentro di me
fino a farmi impazzire di piacere. Il mio desiderio non ha più
limiti, il fiume diviene sempre più impetuoso, mentre il suo
altalenante movimento segue il mio piacere. Lo sento arrivare
forte, prepotente, sembra scendere dallanima, fino alle
cosce, fino alla sua bocca in attesa di bere il mio dolcissimo
orgasmo. Non posso impedirmi di gridare, mentre le mie labbra
aperte, posate sulle sue sono piene del suo bianco nettare. La
sento baciarmi le labbra, le guance, gli occhi, scendere verso il
collo ed ancora più giù verso i seni. La sento pizzicarli con i
denti, godere del mio stesso piacere. Sento le sue mani scendere
di nuovo a cercarmi, trovando ancora il lago della mia voglia.
La sento implorare: ti voglio ancora.
E so di essere io la regina del gioco.
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Postato il 01.08.05 11:26